Vite Sospese

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Questo progetto fotografico nasce dall’esigenza di mostrare un aspetto dell’epidemia del Covid-19 che a mio giudizio è stato tralasciato:
La quarantena domiciliare.
La vera quarantena. Non il lockdown.
Allo stesso tempo vuole contrapporsi al grande peso mediatico che è stato dato all’accostamento Covid-Ospedale. Civid-Terapia intensiva.

Ad Aprile 2020 alcune regioni in Italia hanno scelto di creare le USCA, unità speciali di continuità assistenziale, formate da medici con lo scopo di prendere in carico i pazienti Covid+ e le persone fortemente sospette di essere positive al virus e di seguirli curandoli nelle proprie case per alleggerire il lavoro negli ospedali. Questo tipo di servizio mi interessava molto e mi sono reso disponibile a farne parte a Torino appena hanno iniziato a formarli. L’USCA era quindi il punto di unione tra il mio essere medico e il desiderio di raccontare con le immagini questo aspetto della pandemia da Covid-19.

Il progetto fotografico ritrae quindi le persone: i pazienti Covid-19 positivi o fortemente sospetti di esserlo per sintomi in attesa di eseguire il tampone. Durante la visita medica ho cercato ogni volta di creare una relazione col paziente per entrare in sintonia e al temine della visita descrivevo e proponevo il progetto fotografico cercando di trasmettere la voglia di valorizzare la medicina del territorio ma anche di creare un punto di unione ideale tra i vari pazienti, un modo per non farli sentire soli avvicinando idealmente altre vite sospese.

Il “fil rouge” è il divano di casa, il letto della camera, una poltrona, quel punto dove solevano riposare, e dove potevo percepire quella sensazione di attesa. La quasi totalità delle persona ha risposto con entusiasmo al progetto, avevano voglia di sentirsi parte di un gruppo, erano isolati ma con un’idea di insieme. Nella loro casa si percepiva spesso l’isolamento e la voglia di ritornare all’aria aperta e alla vita di tutti i giorni, ma soprattutto la speranza di guarire.

E’ un progetto che ha permesso di dare un taglio trasversale alla società umana del 2020 anno della pandemia del Covid-19, per sesso, età e colore: dalla bambina di due anni alla nonnina ultra novantenne, dal centro di Torino alle periferie. E’ stata un’esperienza significativa per me, è durata 3 mesi, e con questo progetto spero di aver dato anche il giusto peso alla medicina del territorio che si occupa e cura le persone nelle proprie case.
Andrea Boschetti.

Hanging lives.

This photographic project originates from the need to show an aspect of the Covid-19 pandemic which has been overlooked in my opinion:
The home quarantine.
The actual quarantine. Not the lockdown.
At the same time, it counterweighs the great resonance given by media to the juxtaposition Covid- hospital. Covid-ICU.

In April 2020 some Italian regions decided to found the USCA, special units for care continuity, consisting of doctors with the aim of taking care of covid+ patients and people highly suspected of being covid-19 positive in their own homes in order to reduce pressure on hospitals. 
I was deeply interested in this service, so I signed up for it as soon as it started. Therefore, the USCA meant for me the meeting point between being a doctor and the desire to tell this side of the Covid-19 pandemic by images.

This photographic project hence shows people: Covid-19 patients or highly suspect cases waiting to be tested for Covid. During the medical examination I have always tried to build a personal relationship in order to connect with the patient,  and  only at that point I explained the project to them and asked them for their permission to shoot a photograph. My goal was to convey my passion for general practice and to create an ideal contact point between covid patients, a way to make them feel less lonely, thus connecting these hanging lives.

The “fil rouge” is the home couch, the bedroom, an armchair, that place they used to rest on and where I could sense that wait feeling. Almost all the patients responded to the project idea with enthusiasm, they wanted to feel part of a group, they were isolated but feeling as one. In their homes I could breathe the isolation and the will to finally go outside and back to their everyday lives, but mostly the hope not to test positive.

This project shows a cross section of the human society in 2020, year of the covid-19 pandemic, across gender, age and skin color: from the 2-year-old girl to the 90-plus years old lady, from downtown to the suburbs. It was a very meaningful experience for me, which lasted for 3 months, and with this project I hope I was also able to give proper credit to local medicine taking care of people in their own homes.
Andrea Boschetti

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

2 risposte a “Vite Sospese”

  1. Bravo Andrea,
    un’ottima iniziativa sia da un punto di vista ‘umano’ che artistico, sempre che ci sia una differenza tra le due categorie.

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