l’autoritratto senza di me

La settimana scorsa Paolo Ranzani, mio maestro di fotografia, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook “Storie di Fotografia” un concorso per fotografi in pantofole proponendo a chi voleva partecipare di realizzare un autoritratto di se stessi senza includersi nell’immagine.

Scriveva Paolo:

“..Siamo tutti capaci a farci un selfie, un autoritratto. Ma difficile è farsi un ritratto che davvero racconti di noi agli altri, un ritratto che ci rappresenti.
Ma io vorrei andare oltre. Ancora più difficile.
Fare un ritratto di voi stessi senza che voi siate nell’immagine.  

“Cioè… in che senso?!?”  

Mi spiego meglio.
Vi sfido a inviarmi una immagine, realizzata in casa vostra, che vi rappresenti ma senza che voi siate all’interno dell’immagine. 
Quindi senza la vostra presenza fisica.
Un ritratto di voi senza che vi si veda. Che ci siate senza esserci.

Noi non siamo solo la nostra faccia, il nostro corpo. 
Noi non siamo solo fisici. Noi siamo molto di più.
Le nostre abitudini, i nostri oggetti, i segni e le tracce…”

Io ho partecipato al concorso ma ho fallito miseramente, me ne sono accorto vedendo le immagini che poi son state premiate, probabilmente avevo frainteso il tema del concorso, mi ero concentrato sul “cosa faccio” e non sul “chi sono”. Avevo infatti fotografato la mia scrivania piena di oggetti che utilizzo quotidianamente per il mio lavoro.

Che differenza c’è tra quello che facciamo e quello che siamo?

Appena mi son reso conto di questa differenza e dell’errore che avevo fatto, anche se il concorso era ormai terminato, ho avuto l’Urgenza di ri-eseguire l’autoritratto.

Andrea Boschetti Copyright © 2020

© Andrea Boschetti. All rights reserved.