La strada c’è ma non è mai esistita

Quello che non so…
…è come posso raggiungere Olimpia:
la strada c’è ma non è mai esistita

– ehi Jack, ma tu sai come posso raggiungere Olimpia?
– intendi dove stanno i Grandi Artisti presenti e passati?
– si loro, ho provato a cercare ovunque: una mappa, un percorso segnato ma nulla, sembrano irraggiungibili.
– eh, chissà, il fatto è che loro sono Artisti, temo che non esista un percorso o una strada certa. 
– sarebbe bello trovare anche solo delle indicazioni…
– forse ogni artista crea la sua strada per raggiungere Olimpia e se non fosse la propria e unica gli artisti sarebbero solo la copia l’uno dell’altro e verrebbe meno il significato di Autore. La strada c’è ma non è mai esistita, per lo meno non una sola, e ognuna di quelle create non è percorribile per più di una volta come se si dissolvesse dietro i passi dell’esploratore. Non è un strada battuta, sicura, temo che si siano sempre mossi nell’incertezza. Cosa ne pensi?

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

Vite Sospese

ENG at the bottom

Questo progetto fotografico nasce dall’esigenza di mostrare un aspetto dell’epidemia del Covid-19 che a mio giudizio è stato tralasciato:
La quarantena domiciliare.
La vera quarantena. Non il lockdown.
Allo stesso tempo vuole contrapporsi al grande peso mediatico che è stato dato all’accostamento Covid-Ospedale. Civid-Terapia intensiva.

Ad Aprile 2020 alcune regioni in Italia hanno scelto di creare le USCA, unità speciali di continuità assistenziale, formate da medici con lo scopo di prendere in carico i pazienti Covid+ e le persone fortemente sospette di essere positive al virus e di seguirli curandoli nelle proprie case per alleggerire il lavoro negli ospedali. Questo tipo di servizio mi interessava molto e mi sono reso disponibile a farne parte a Torino appena hanno iniziato a formarli. L’USCA era quindi il punto di unione tra il mio essere medico e il desiderio di raccontare con le immagini questo aspetto della pandemia da Covid-19.

Il progetto fotografico ritrae quindi le persone: i pazienti Covid-19 positivi o fortemente sospetti di esserlo per sintomi in attesa di eseguire il tampone. Durante la visita medica ho cercato ogni volta di creare una relazione col paziente per entrare in sintonia e al temine della visita descrivevo e proponevo il progetto fotografico cercando di trasmettere la voglia di valorizzare la medicina del territorio ma anche di creare un punto di unione ideale tra i vari pazienti, un modo per non farli sentire soli avvicinando idealmente altre vite sospese.

Il “fil rouge” è il divano di casa, il letto della camera, una poltrona, quel punto dove solevano riposare, e dove potevo percepire quella sensazione di attesa. La quasi totalità delle persona ha risposto con entusiasmo al progetto, avevano voglia di sentirsi parte di un gruppo, erano isolati ma con un’idea di insieme. Nella loro casa si percepiva spesso l’isolamento e la voglia di ritornare all’aria aperta e alla vita di tutti i giorni, ma soprattutto la speranza di guarire.

E’ un progetto che ha permesso di dare un taglio trasversale alla società umana del 2020 anno della pandemia del Covid-19, per sesso, età e colore: dalla bambina di due anni alla nonnina ultra novantenne, dal centro di Torino alle periferie. E’ stata un’esperienza significativa per me, è durata 3 mesi, e con questo progetto spero di aver dato anche il giusto peso alla medicina del territorio che si occupa e cura le persone nelle proprie case.
Andrea Boschetti.

Hanging lives.

This photographic project originates from the need to show an aspect of the Covid-19 pandemic which has been overlooked in my opinion:
The home quarantine.
The actual quarantine. Not the lockdown.
At the same time, it counterweighs the great resonance given by media to the juxtaposition Covid- hospital. Covid-ICU.

In April 2020 some Italian regions decided to found the USCA, special units for care continuity, consisting of doctors with the aim of taking care of covid+ patients and people highly suspected of being covid-19 positive in their own homes in order to reduce pressure on hospitals. 
I was deeply interested in this service, so I signed up for it as soon as it started. Therefore, the USCA meant for me the meeting point between being a doctor and the desire to tell this side of the Covid-19 pandemic by images.

This photographic project hence shows people: Covid-19 patients or highly suspect cases waiting to be tested for Covid. During the medical examination I have always tried to build a personal relationship in order to connect with the patient,  and  only at that point I explained the project to them and asked them for their permission to shoot a photograph. My goal was to convey my passion for general practice and to create an ideal contact point between covid patients, a way to make them feel less lonely, thus connecting these hanging lives.

The “fil rouge” is the home couch, the bedroom, an armchair, that place they used to rest on and where I could sense that wait feeling. Almost all the patients responded to the project idea with enthusiasm, they wanted to feel part of a group, they were isolated but feeling as one. In their homes I could breathe the isolation and the will to finally go outside and back to their everyday lives, but mostly the hope not to test positive.

This project shows a cross section of the human society in 2020, year of the covid-19 pandemic, across gender, age and skin color: from the 2-year-old girl to the 90-plus years old lady, from downtown to the suburbs. It was a very meaningful experience for me, which lasted for 3 months, and with this project I hope I was also able to give proper credit to local medicine taking care of people in their own homes.
Andrea Boschetti

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

Provare a rendere visibile l’invisibile

Tempo fa il mio maestro Paolo Ranzani mi chiese di fare un ritratto di Irene, la mia compagna, ma non doveva essere solo una foto di Irene ma un’immagine che parlasse anche della nostra relazione. Dopo qualche giorno riuscii a fare un ritratto a Irene, lo feci vedere a Paolo ma mi disse che non andava bene, non che non fosse una bella foto di Irene ma non era quello che mi aveva chiesto.
Così dovetti dire a Irene che avremmo dovuto fare un’altra foto:

“Vedi Ire, la foto che ti ho fatto era una foto di te, ma non una era un’immagine che parlava della nostra relazione, è un po’ come la differenza che c’è tra quello che è scritto sulla tua carta d’identità e una poesia che potrei scrivere io su di te”

Così iniziai a pensare in modo diverso e soprattuto provai a rendere visibile l’invisibile.

Andrea Boschetti Copyright © 2020

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

Palla 8 in buca d’angolo

Che rapporto c’è tra la visione del fotografo e il prodotto finito? 
Bill si trovava di fronte al tavolo da biliardo, inebriato dal gioco.
“Signori! …palla 8 in buca d’angolo!” esclamò a gran voce nella sala.
Eh già, quella era proprio una dichiarazione di intenti, nell’aria c’era un certo odore di attesa, i presenti si interrogavano se avrebbe stupito di più il risultato o il modo in cui lo avrebbe ottenuto. La mente di Bill correva tra i mille pensieri, calcolava tutto il ponderabile, cercava di capire come avrebbe potuto cacciare quella palla là dove serviva e vincere la propria sfida.
Impugnò la stecca, prese la mira e… click!
La palla rimbalzò malamente fuori dal tavolo. Cos’era andato storto?

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

Fotografia… perché? cosa?

– Buongiorno
– Come scusi?!
– Perché, non mi vede?
– Mah più o meno.. in che senso?
– Ma scusi, mi sta anche tenendo in mano, non mi sente? ..e comunque, volevo chiederle: “perché mi ha fatto?”
– Ehm, io.. 
– Cosa voleva dire quando mi ha fatto? Cosa voleva comunicare agli altri attraverso me?
– Forse volevo solo scattare.. mi piace scattare.
– Ma sta scherzando?! Non sarà mica di quelli che fanno per fare, dicono per dire e chissà cos’altro.. Mi fa sentire inutile, non trova?
– Ehm… in effetti.. mi scusi
– Mi faccia un piacere, la prossima volta ci pensi prima di scattarmi, si chieda il perché e il cosa altrimenti in mano continuerà a non trovarsi niente.

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

Visione… forse un miraggio

quello che non so…
…è definire cos’è la visione:
forse è il cuore della fotografia d’autore,
è dentro di noi
perché se è fuori
è solo un miraggio.

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

l’autoritratto senza di me

La settimana scorsa Paolo Ranzani, mio maestro di fotografia, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook “Storie di Fotografia” un concorso per fotografi in pantofole proponendo a chi voleva partecipare di realizzare un autoritratto di se stessi senza includersi nell’immagine.

Scriveva Paolo:

“..Siamo tutti capaci a farci un selfie, un autoritratto. Ma difficile è farsi un ritratto che davvero racconti di noi agli altri, un ritratto che ci rappresenti.
Ma io vorrei andare oltre. Ancora più difficile.
Fare un ritratto di voi stessi senza che voi siate nell’immagine.  

“Cioè… in che senso?!?”  

Mi spiego meglio.
Vi sfido a inviarmi una immagine, realizzata in casa vostra, che vi rappresenti ma senza che voi siate all’interno dell’immagine. 
Quindi senza la vostra presenza fisica.
Un ritratto di voi senza che vi si veda. Che ci siate senza esserci.

Noi non siamo solo la nostra faccia, il nostro corpo. 
Noi non siamo solo fisici. Noi siamo molto di più.
Le nostre abitudini, i nostri oggetti, i segni e le tracce…”

Io ho partecipato al concorso ma ho fallito miseramente, me ne sono accorto vedendo le immagini che poi son state premiate, probabilmente avevo frainteso il tema del concorso, mi ero concentrato sul “cosa faccio” e non sul “chi sono”. Avevo infatti fotografato la mia scrivania piena di oggetti che utilizzo quotidianamente per il mio lavoro.

Che differenza c’è tra quello che facciamo e quello che siamo?

Appena mi son reso conto di questa differenza e dell’errore che avevo fatto, anche se il concorso era ormai terminato, ho avuto l’Urgenza di ri-eseguire l’autoritratto.

Andrea Boschetti Copyright © 2020

© Andrea Boschetti. All rights reserved.

il paradosso

Ho deciso di aprire questo blog che ha come tema: “quello che non so sulla fotografia”, ho pensato che sia una buona base di partenza per scrivere e pubblicare pensieri, interrogativi e dubbi sulla fotografia.

Il paradosso che mi è subito venuto in mente è che aprendo un blog questo stesso è vuoto e paradossalmente è come se non avessi dubbi e sapessi tutto sulla fotografia, non è assolutamente così.

© Andrea Boschetti. All rights reserved.